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FINE BOOKS FOR KEEP

  • R.G.D.A.
  • 23 feb 2017
  • Tempo di lettura: 2 min

Sottotitolo: “Menomale che c’è il mentoring”

Quando mi sono inventata il mentoring per scrittori, non avevo idea di cosa ne sarebbe uscito.

Sulla carta sembrava un progetto come un altro per mettermi alla prova e dar da mangiare al branco (incluso Giando, il mio super fantastico commercialista).

«Ambizioso, però, come progetto.» mi diceva qualcuno.

«Se uno non sa scrivere, mica impara.» – replicavano i più.

Potevano avere ragione, ovvio, che se parti capra difficile tu diventi Baudelaire.

Eppure, mi ripetevo, se chi viene da me ha cervello fino e braccia forti, magari si può fare, che magari – mi dicevo – è solo il metodo che manca, o magari la compagnia e se la compagnia, la compresenza di un’altra penna al mio fianco, aveva fatto lievitare i miei volumi di produzione e migliorato il gusto finale, magari, poteva farlo anche per altri.

Era il lontano 2015, era una casa fa e so che era estate, o magari primavera, ma avanzata, perché il mio ufficio stava già fuori, in giardino.

Era – soprattutto – una sfida: aiutare qualcuno a scrivere il suo libro senza però sostituirmi a lui o lei, solo guidando il processo, spiegando il mio metodo e i miei trucchetti, in cinque mesi più uno (i primi per scrivere e l’ultimo per correggere).

Grazie al mentoring, seguendo il dottor Roberto Banducci nella stesura del suo “Camminare bene fa benissimo”, ho imparato a tenere le chiappe strette e la testa alta e a muovermi come una Malgascia (che no, non è una parolaccia). E da Gabriele Carboni, mentre lui scriveva il suo “Strategie web per i mercati esteri” (Hoepli), ho scoperto i trucchi dell’internazionalizzazione e le mappe digitali per arrivare oltre confine, alla svelta e senza perdite.

Con il mentoring, nel seguire Luisa Pesarin, per “Abyssus Abyssum Invocat” mi sono immersa nel MALE, tutto maiuscolo, dentro al perbenismo di una città perfetta, negli animi torbidi dei retroscena privati e VM18 raccontati dal suo romanzo.

Con il mentoring, ho conosciuto Marina, Marina Cuollo, autrice di “A disabilandia si tromba” (Sperling & Kupfer) che oggi sta finendo il suo secondo libro, un romanzo a dir poco esilarante che racconta le disavventure di un grafico napoletano trapiantato a Verona e che lunedì 27 febbraio sarà a Roma, finalista del concorso il Volo di Pegaso.

Dal mentoring, un progetto banale, per una parte su dieci coachofilo, e per le altre undici divertissement allo stato puro, ho fatto nuove amicizie che resistono al tempo e alle intemperie che limitano la connessione web, ho trovato nuove penne che oggi sono al mio fianco, ho riempito la mia agenda e scaldato il mio habitat neurale.

Magari queste persone sarebbero arrivate lo stesso nella mia vita, e queste penne sarebbero entrate nelle mie nuvole per altre vie. O magari no. E menomale che invece sì.

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